ST21 – Gazette Edizione 18

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DEEPLE#2 So’ Pazzi questi italiani:

La grande musica italiana che non ti aspetti


Piero Umiliani (1926-2001)
“La musica di un jazzista è nella sua essenza sempre profondamente soggettiva e vissuta, parte integrante direi della sua esperienza quotidiana.”

Per il secondo articolo della rubrica, dopo un lungo ed intenso viaggio nelle meravigliose terre del Mali, mi piacerebbe riportarvi a casa, nella nostra cara Italia, popolo di pazzi artisti visionari (o almeno così era).

Da brava componente media della generazione Z, per i primi anni della mia adolescenza ho creduto che la musica italiana avesse poco da offrire, o perlomeno quella mainstream che mi capitava di ascoltare in radio, per cui ho sempre guardato in quello che credevo essere l’immenso e verde giardino del panorama internazionale. Entrare nel mondo della cultura Hip Hop è stato un primo passo per colmare quella immensa ignoranza, grazie alla scoperta di molti artisti interessanti che mi hanno permesso di rivalutare le mie radici.

Ma non è della doppia H che oggi voglio parlarvi, bensì di tre artisti in particolare (e credetemi ce ne sono molti altri), che hanno prodotto della musica davvero spaziale, all’avanguardia, collaborando con grandi artisti internazionali pur mantenendo riconoscibile il sound italiano.

Do un caloroso benvenuto nel mondo Deeple a Piero Umiliani, Stelvio Cipriani e Tony Esposito, artisti molto diversi, caratteristici dello scenario musicale dalla metà del Novecento ai primi anni Duemila.

Piero Umiliani nasce a Firenze nell’estate del 1926 e già a cinque anni strimpella sul pianoforte del nonno materno grazie alle lezioni della zia insegnante. Viene molto presto folgorato dal Jazz americano e soprattutto da un brano di Duke Ellington, Mood Indigo, musica mal considerata e definita “robaccia negroide”.

Nonostante ciò, anche nel periodo della Seconda guerra mondiale, mentre il padre ascolta Radio Londra, lui preferisce ascoltare ogni sera la mezz’ora dedicata a Duke sulla radio nazionale Svizzera. Gli anni passano e Piero trova i primi lavori da pianista all’interno di club frequentati da americani e, dopo la laurea in giurisprudenza, si diploma al conservatorio. Da quel momento arrivano per lui le prime grandi opportunità: l’incisione a Milano dei primi dischi in stile Bebop mai registrati in Italia, un ingaggio internazionale ad Oslo, l’inizio delle composizioni per documentari e grandi film a Roma. Tra i molti, nel 1958 compone la colonna sonora del film I Soliti Ignoti di Mario Monicelli, la prima colonna sonora interamente jazzistica. La sua versatilità gli permette di confrontarsi con tantissimi generi musicali e con grandi registi nonché di fondare la sua etichetta discografica Omicron. Inoltre, grazie alla conduzione di alcune trasmissioni radio come Moderato Swing riesce a portare la musica Jazz nelle case di tutti gli italiani. Purtroppo, a causa di un ictus improvviso non riesce a suonare con una Big Band in giro per l’Italia, ma ripresosi continua a produrre musica innovativa e ad ispirare tantissimi deejays. Questo grande maestro ci lascia nel 2001 ma regalandoci un repertorio di musica estremamente affascinante. Tra i brani che più mi hanno incantata consiglio Crepuscolo sul mare, Nostalgia, Lady Magnolia e L’uomo e la città, nonché l’intero album Studio Umiliani, raccolta di tracce inedite pubblicate postume. Perché ascoltarlo? Il trasporto che Umiliani sa creare è davvero ipnotico, fatto di arpeggi delicati a volte e di ampi paesaggi agitati e un po’ psichedelici. La sua musica è immagine nitida e viaggio in un luogo sì passato ma ancora estremamente valido. Check him!

Stelvio Cipriani (1937-2018)

Musicista romano, o meglio pianista di formazione classica, diplomato in pianoforte e composizione musicale al conservatorio di Santa Cecilia, Stelvio inizia la sua carriera come accompagnatore di musica leggera. Poi si traferisce nella patria del Jazz come era comune fare tra i musicisti che potevano permetterselo. L’America, come detto prima, rappresenta di fatto l’avanguardia musicale e culturale; esperienza da aggiungere al proprio curriculum. Un altro campo in cui gli italiani sono molto rinomati è quello della composizione di colonne sonore e Stelvio diventa in poco tempo uno dei compositori più richiesti.
Una delle icone della sua produzione è Anonimo Veneziano, film di Enrico Maria Salerno del 1970, storia di un oboista e dell’ex moglie, i quali si rincontrano per passare del tempo insieme in una Venezia bellissima ma decadente e malinconica. Una Venezia che li riscopre ancora tristi innamorati senza più futuro.

Andando in profondità nella sua storia ci si rende conto di quanto sia stata una vita da romanzo, ricca di personaggi di spicco del panorama musicale nazionale e internazionale tra cui Modugno e i Beatles ai quali si concede con discrezione e ammirazione ma pur sempre sicuro delle sue capacità.

Ho scoperto Stelvio per puro caso, durante un pomeriggio di allenamento, al sentire le note estatiche di Mary’s theme, l’arpa gentile ed i cori soavi, decisamente evocativa di altri tempi, quasi una ninnananna.

E ancora l’album Antla registrato con la sua orchestra, accompagnato da questi lunghi e leggeri pattern di archi, arpeggi delicati, a volte classici e altre latineggianti e poi le esplosioni di chitarra, batteria e voci carezzevoli di donna. Interludi quasi avvincenti che hanno qualcosa di funkeggiante e anche un po’ western (adatto agli amanti di Tarantino). Insomma, una ricchezza ed uno stimolo continuo per le nostre orecchie.

Tony Esposito (1950)

L’ultimo dei nostri cavalieri è il mitico Tony e con lui facciamo un salto nella bella Napoli e in realtà in molte altre parti del mondo, poiché il biondo partenopeo, chiamato anche the King of Percussions, ci regala una musica ispirata da chiari ritmi tribali seppur mischiati alla tipica impronta napoletana.

Si tratta di un grande percussionista nativo del quartiere di Chiaia, figlio di un barbiere amante della musica classica ed eccellente allievo dell’Istituto d’Arte. Un inventore di strumenti quali il tamborder, percussione a tre tamburi capace di unire l’elettronica con i ritmi tradizionali. Lui stesso si definisce un “buon impollinatore” poiché durante la sua carriera ha sempre cercato di mettere insieme i musicisti e di mischiare diverse sonorità in modo armonico. Ha contribuito infatti al sound ritmico di artisti italiani come Pino Daniele, Edoardo Bennato, Lucio Dalla, Ernesto De Gregori e molti altri. Inoltre, insieme a Tullio De Piscopo (ascoltatevelo!), James Senese & co ha coniato il termine blues metropolitano, ben espresso nell’album Vai mò di Pino Daniele. Lui e molti di questi musicisti diventano i capostipiti della Napoli-power, caratterizzata dal blues-rock metropolitano misto a funky-jazz e world-etnica. Molte sono anche le collaborazioni internazionali, oltre ad essere l’unico italiano ad aver suonato al Rock in Rio e ad essere stato ospitato alla serata finale del carnevale più conosciuto al mondo.

Il merito di questa scoperta, come di molte altre, va ai miei genitori, che una grigia domenica mattina di un periodo per me emotivamente complicato hanno messo l’album Tamburo sul giradischi, riempiendo la casa di colori, ritmi esotici ed allegre percussioni dai suoni curiosi… un viaggio nel buonumore accompagnato dalla voce calda e spensierata di Tony. Inutile dire che quel vinile è finito nella mia libreria personale nel giro di qualche secondo.
I brani che consiglio più vivamente sono: Il Giorno E La Notte, Danza Dell’Acqua, una conturbante versione dello standard jazz Caravan e la trascinante Dune.

Il nostro piccolo viaggio per questo mese termina qui, ma spero di avervi messo un po’ di curiosità verso questi grandi artisti che hanno portato fieramente il sound italiano in giro per il mondo. Ricercate fino in fondo, anche laddove vi sembrerebbe banale e troverete sempre grandi sorprese!

Al prossimo mese!

Peace

Federica Albo aka (finally) Umana

GROOVE ESSENTIAL

Quante volte alla domanda chi sono i tuoi rapper preferiti la risposta è stata:

Notorious BIG, 2Pac o Eminem..

Naturalmente loro sono personaggi storici della scena e osannati dai media, i primi personaggi in cui vieni a conoscenza quando entri a contatto con questa genere musicale. Ma quanta musica abbiamo a portata di mano e snobbiamo ogni giorno? Quanta musica dovremmo conoscere per definirci cultori di un genere?

Spesso e volentieri ci affidiamo troppo ad una playlist consigli dei generatori automatici nei social, ma questa crea un loop su determinati artisti o brani. 

Quindi oggi io non vi voglio consigliare ma farvi conoscere alcuni gruppi e artisti che hanno determinato varie correnti stilistiche nell’ambito Hip Hop.

Non posso non farvi conoscere una etichetta discografica che indubbiamente tra fine anni 80 e primi anni 90 ha cambiato la scena della Black Music radicalmente. Da questo progetto discografico sono usciti artisti come Mary J Blige che debuttò come artista per un rapper dal nome Father MC, poi arrivò un brano dove duettava con i Jodeci, un’altra formazione che cambiò le carte in gioco in quel periodo di transazione dal New Jack Swing all’R’n’B moderno.

La Uptown Recods aveva Puff Daddy come Talent Scout e proprio qui nasce artisticamente Notorious BIG con un feat per Heavy D e poi nel remix del primo singolo di Mary J Blige “Real Love”.

Spesso e volentieri non vedo mai citato in post o non vedo mai ballati i pezzi di Heavy D che invece ha creato un sacco di bella musica dove spesso e volentieri anche lui ballava nonostante la sua mole. Uno dei migliori rapper di sempre, anche rapper della famiglia Jackson, prima con Janet nell’album Rhytm Nation” e poi con Michael nell’album “Dangerous” e lo ricordiamo anche negli ultimi album più al sapore Raggae visto che lui era di origine Giamaicana.

Ricordo un gruppo di ballerini con un album incredibile dal nome Questionmark Asylum, il singolo più famoso è “Hey Lookaway” dove un pò ricordavano i The Pharcyde. Questo gruppo faceva parte di un sottobosco musicale di qualità molto esteso dove erano nascoste delle perle meravigliose che anche oggi non sentono assolutamente lo scalfire del tempo.

Parlo di gruppi come i Blackalicious ricordati specialmente per “Alphabetic Aereobics” oppure i Mad Kap che con un groove hardcore ma con influenze palesemente Jazzy. Organized Noise dove militava Pharaoh Monch che con la loro “Stress” ci avevano mandato fuori di testa a metà anni 90, i Mad Flava che con “Feel the Flava” ancora la mia testa fa Bounce in loop.

Ma anche quando si parla di R’n’B si parla sempre dei soliti 4 gruppi, negli anni 90 c’erano centinaia di artisti che se per i prossimi 10 anni la musica si fermasse, scoprireste musica per il doppio del tempo. Dopo tanti anni che ho sempre studiato e ricercato musica nuova, anche oggi scopro nuovi gruppi con canzoni meravigliose che in quel periodo non arrivavano in Italia, è un panorama sconfinato. Tra tutti vi segnalo le Allure, adoravo il loro brano con LL Cool J “No Question” o i Soul For Real che debuttarono con “Candy Rain”, le Xscape con “Just Kickin’It, Chantay Savage con la cover insieme a Common di “I Will Survive”, Adina Howard con “Freak Like Me”, Changing Faces con “Stroke You Up” e potrei andare avanti all’infinito.

Come faro nella nebbia per potersi districare in questa ragnatela infinita io seguo i produttori, perché conoscendo loro riuscite a capire il sound che preferite e il loro modus operandi vi facilita nella ricerca scoprendo tanti nuovi artisti.

Naturalmente non potevo non iniziare con Teddy Riley produttore di “Dangerous” di Michael Jackson, creatore del New jack Swing ed ha portato al successo artisti come gli Hi-Five, Today, Guy, Wreckz’n’Effect, Blackstreet ed ha confermato nell’Olimpo del Soul artisti come Bobby Brown, SWV, Keith Sweat, Heavy D e tanti altri, mentore di altri produttori storici come Rodney Jerkins o Pharrel Williams.

Possiamo tranquillamente continuare con Jimmy Jam & Terry Lewis produttori di Janet Jackson, hanno scritto ogni suo classico e sono tra i produttori migliori di sempre, musicisti di Prince, facevano parte dei Revolution che suonarono con il Principe di Minneapolis “Purple Rain”. 

L.A.Reid & Babyface che hanno creato classici con Tevin Campbell, Toni Braxton, After 7, Usher, TLC, Outkast, Boyz II Men, Whitney Houston etc..

Ma anche Jermaine Dupri creatore dei Kris Kross, Usher, Xscape e produttore di fiducia di Mariah Carey.

Ce ne sono molti altri ma ve li segnalerò in un prossimo capitolo più avanti e vorrei concludere invece con chi ha creato dei classici Hip Hop come Pete Rock, DJ Premier, Puff Daddy, Large Professor, Q-Tip, Timbaland, The Neptunes, Dr Dre, Kanye West, J Dilla, RZA, Swizz Beatz, Marley Marl, Rick Rubin, Prince Paul etc….

Ma come già vi ho scritto andremo nel dettaglio in futuro, per ora vi posso solo augurare, buona ricerca e godetevi il Groove

Peace!!!

ST(ART)21

“E’ stato inaugurato , in via Po, nel tratto da via Rossini a via Sant’Ottavio, “Spazio Portici – Percorsi Creativi”, un progetto del Comune Città di Torino, Fondazione Contrada Torino con la collaborazione di Murarte, che ha chiesto agli street artists di Torino, ma non solo, di presentare un’opera da stampare su banner ed appendere sotto i portici del centro.
Per l’occasione abbiamo rivisitato i muri realizzati alla jam “Lockdown consequences” in C.so Ferrucci ang. Via N. Bixio a Torino, fondendoli insieme creando una nuova versione alternativa, di cui a breve metteremo a disposizione sul nostro shop e sui social con una tiratura numerata di 10 copie.

Inoltre si prevede che “lungo i 12 chilometri di portici, partendo da via Po, si svilupperanno nel tempo installazioni, esposizioni, mostre temporanee e happening artistici al fine di creare un percorso visivo itinerante che contribuirà a dare nuova vita alle arcate.”

WASP CREW


STUDIO21 PLAYLIST by Domek