ST21 – Gazette Edizione 5

ST21 – Gazette Edizione 5

STUDIO 21 presenta: "EXTRA 21"

Special guest: LA B.FUJIKO

Un ospite speciale quest’anno per tutti gli appassionati di
Waacking e Voguing.
Ballerina/Coreografa/Insegnante di Waacking e Voguing.
Mother dell’Iconic House of NINJA in Italia e Overall mother della Kiki house of B.Fuji.
Fujiko terra’ una classe al mese il MERCOLEDÌ presso STUDIO 21 a Torino.
Il percorso affronterà tecniche e storia del Waacking e Voguing. Partendo dalle basi tecniche approfondiremo le sfumature di due danze legate ma profondamente diverse.
Il Waacking con la sua tecnica e la sua teatralità e il Voguing con i suoi meccanismi e categorie come Runway, Vogue Fem, Arms Control.

16 Ottobre: H.21.00 Waackin’
13 Novembre: H.22.00 Vogue
11 Dicembre: H.21.00 Waackin’

Date 2020 in aggiornamento… STAY TUNED

EXTRA 21 - La B Fujiko

P e r  i n f o  e  c o s t i

📧 studio21sds@gmail.com
📞 +39 340 4041035
🌐 www.studio21streetdanceschool.com

IG-FB: STUDIO21TORINO

📍 Location:
A.S.D/A.P.S STUDIO 21
Via Passo Buole, 21
10127 Torino

Cari colleghi, amici e parenti di scena. Scusate l’irruenza, ma sento la fortissima necessità di parlare ,in modo chiaro. Proverò a far si , che sia anche conciso.
Gli eventi che funzionano sono quelli fatti per la gente, mentre, quelli fatti per sentirsi dire :” che figata di luci e location”, muoiono. Organizzare è una passione che ha lo stesso identico valore della danza per me, e credo anche per molti di voi, visto che solo per queste due ragioni personalmente mi sono ritrovata a non dormire, non mangiare e non avere una vita sociale per
mesi. Come tutte le cose che amiamo gli eventi vanno coltivati, chi fa gli eventi oltre a noi organizzatori? La Gente! ASCOLTIAMO I BALLERINI.

Non per avere i “props” sul loro status di facebook il giorno dopo, che ovviamente fanno piacere, se  spontaneo. Ma per lasciargli qualcosa, quella stessa cosa che ha fatto venire a noi la voglia di cominciare a
rovinarci l’esistenza per investire sicuro, e guadagnare forse.
Non dico che ora chi organizza debba farsi insegnare il mestiere da chi balla, ma spesso e volentieri chi è dentro da un doppio punto di vista (vale anche per i Dj o gl’MC), riesce a portare al suo evento qualcosa in più. Il sapore.
Non dico nemmeno che bisogna prendere tutto per oro colato, perché : ”non sono passato perché c’era quel giudice, non chiamarlo l’anno prossimo” (cit.) , sicuramente non è da prendere in considerazione quanto : “non avevo spazio per scaldarmi, l’acqua costava 10 euro, la musica si sentiva malissimo…”
Chi balla è il primo ad essere stanco di mega eventi che lasciano il cuore freddo, gli mancano i mega eventi che il cuore te lo scaldano . C’è un intera nuova generazione di ballerini con la carica di 100 bulldozer che conosce solo le parole ” Battle-Allenamento”.

Non sto dicendo che non ci siano questi eventi, ce ne sono eccome in realtà. Non ne citerò nessuno perché penso che ciascuno sia cosciente del proprio operato, e che chi ha vissuto ciò che scrivo, lo sappia già.
Dico solo che il sovrapporsi di questi eventi ad altri, non permette lo sviluppo di chi ha potenziale, mentre chi è già affermato cerca di mantenere legati a se sempre gli stessi giri come garanzia, creando un circuito chiuso di adepti a sua volta.
Quindi questi eventi CI SONO! E secondo me sono i primi che andrebbero supportati, in primis tra colleghi.

Poi invece, piccolo promemoria per i
BALLERINI :


Il fatto che alcuni dei grossi eventi per voi ,abbia quasi stampata la frase : “ cosa vado a fare che tanto non passo ?”
MA PORCA PUPAZZA ! All’evento ci si va per vivere questa comunità che abbiamo la fortuna di avere, dove in 10 minuti nascono legami che durano una vita intera. Andate per vedere gli amici , conoscere GENTE, respirare nuove energie, musica… se poi al battle si passa bene, sennò si sta bene lo stesso!!!
E per favore, dateci i giusti consigli in faccia, sempre, sono costruttivi, e cercate di comprendere quanto lavoro c’è dietro a quelle 8/24/48 ore ,per cui voi venite a presenziare/partecipare.
Concludo, dicendo, siamo tutti bravi a scrivere, siamo tutti bravi a lamentarci, adesso qualcosa lo facciamo sul serio per favore?
Completamente a disposizione per collaborare.
#bastaconlaguerradeipoveri

 

WHAT ABOUT VINYL COVERS?

vinyl covers

By Federica Albo aka Bushi

Negli ultimi anni, un oggetto per molto tempo dimenticato, materiale nostalgico per vecchi collezionisti e barbosi intenditori, è tornato in auge anche e soprattutto tra le nuove generazioni di collezionisti musicali. Si tratta del vinile, supporto per la memorizzazione analogica dei segnali sonori. Come funziona un vinile? Introdotto nel 1948 dalla Columbia Records, questo ammasso di cloruro polivinile viene inserito in una pressa, la quale imprime sul materiale grezzo forma e solchi della matrice in alluminio, argento e stagno meticolosamente realizzata in precedenza. Una vol ta real izzato i l disco, l’informazione sonora viene riprodotta attraverso il posizionamento di una puntina su solchi la cui irregolarità genera le vibrazioni della nostra traccia preferita.
Nonostante le già peculiari caratteristiche di questo strano oggetto, l’elemento che subito attira l’attenzione di noi compratori fanatici ancor prima di sentirne il
suono, quando afferriamo tra le mani il disco, nuovo o vecchio che sia, in un negozio di musica o tra le pulci di qualche mercatino, è dato dalla copertina; un vero e
proprio biglietto da visita, non solo etichetta ma parte del contenuto artistico del disco stesso.
A questo punto è legittimo chiedersi: in che momento storico e perchè la copertina ha assunto questo ruolo feticista?
Sono gli anni ’50 del ‘900, l’Hard Bop (un sottogenere del Jazz) imperversa nei club facendo letteralmente impazzire la gente dell’epoca, New York City è il paradiso del modern Jazz con un record store ad ogni angolo di quartiere.
Qualche anno prima, due immigrati ebrei di origine tedesca, Francis Wolff e Alred Lion, decidono di fondare la Blue Note Record. Questa etichetta discografica non
solo è diventata una delle più importanti della storia del jazz per il suo riconoscibile e leggendario sound, ma anche per le acute registrazioni di Rudy Van Gelder
e per le rivoluzionarie copertine.
Infatti, se si prende in mano un disco della Blue Note, come Una Mas di Kenny Dorham, si nota che al fondo del retro copertina vi sono due responsabili per l’estetica:

Cover Photo, Francis Wolff – Cover Design, Reid Miles. Francis Wolff, affascinato dalla forte espressività del jazz, decide di fotografare tutte le sessioni di regstrazione dei musicisti, riuscendo a catturare il volto stesso di questo genere musicale attraverso il sudore dei suoi profeti. Reid Miles, invece, maneggiando e osservando tutte quelle fotografie, riesce a scovare quel piccolo dettaglio di inquadratura che dona al disco personalità e magia. Questa insight del designer viene chiamata in gergo Pullback Effect, poichè riguarda l’atto di ritagliare solo un frammento del l ‘ i n t era fotografia stravolgendone la prospettiva.

A questa pratica viene poi aggiunto l’uso di colori forti applicati direttamente sulla fotografia originale e il gioco tipografico, introdotto intorno agli anni ’60. Con gioco tipografico, si intende la maniera innovativa e creativa con cui Miles riesce a posizionare t i tolo e musicist i al l ‘ interno dell’istantanea, con colori, luci ed ombre capaci di dare rilievo contemporaneamente a volti e parole, e creando copertine sempre più iconiche. Queste immagini non solo hanno dato riconoscibilità agli
album e all’etichetta, ma hanno prodotto e condizionato l’mmaginario e la rappresentazione del Jazz e dei suoi musicisti, riuscendo a darne un ritratto intimo e personale, quasi come se anche noi, solo guardando la copertina, avessimo l’impressione di conoscerli. Un mio amico Bboy e Dj mi ha sempre detto: “Se la
copertina del disco è fresca, grezza e ti sorride, prendilo. Sarà sicuramente una bomba!”. Io ho seguito il suo consiglio e posso dire che molto spesso vale la pena tentare, poichè il vinile è una forma d’arte a tuttotondo, una traccia esistente della società, del profumo e del suono del passato.
Peace

VINTAGE CIRCUS

Già nel XIX secolo, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, il burlesque era uno spettacolo che parodiava il mondo, le abitudini e i passatempi dell’aristocrazia e dei ricchi industriali, per divertire le classi meno abbienti. C’era una trama esile, canzoni, tanta comicità e numeri di ballo che, per mantenere vivo l’ interesse, vennero resi più sensuali svestendo sempre più le ballerine. In questa fase le artiste burlesque erano poco vestite ma non si spogliavano, fino a quando una sera, durante un’esibizione, la ballerina Mae Dix, a causa di un piccolo incidente tecnico, finì col perdere in scena buona parte del suo abito; l’apprezzamento del pubblico rese questo incidente parte integrante di tutti gli spettacoli a venire. Oggi il New Burlesque è stato rivitalizzato e riportato in auge negli anni 90 da artiste come Madonna, Gwen Stefany e Christina Aguilera a livello mediatico e da Dirty Martini, le Pontiani Sisters e soprattutto Dita Von Teese nei teatri di tutto ilmondo, con l’elemento glamur e mai volgare come regola base di tutti gli spettacoli. La sensualità, il ritorno al vintage e soprattutto l’eleganza della femminilità sono gli ingredienti che fanno apprezzare il genere agli uomini ma, soprattutto, alle donne che trovano nel burlesque un mondo femminile dove ritrovarsi e riscoprirsi senza doversi mai giudicare e sentrirsi mai giudicata.

STUDIO21 PLAYLIST

1. U-Roy – Wake The Town
2. Yellowman – Nobody Move, Nobody Get Hurt
3. Buju Banton & Garnett Silk – Complaint
4. Gregory Isaacs – Rumors
5. Beres Hammond – What one dance cando
6. Josey Wales – Leggo Me Hand Gateman
7. Half Pint – Greetings
8. Snow, Beenie Man, Buju Banton, Terror Fabolous, Loui Culture & Nadine Sutherland – Anything for you
9. Beenie Man – Wickedest Slam
10. Barrington Levy & Bounty Killer – Living Dangerously
11. Buju Banton – Hey bwoy, hey bwoy
12. SuperCat – Dem no worry we
13. Mavado – Don’t worry
14. Vybz Kartel – Thank you Jah
15. Aidonia – Di sound
16. Popcaan – Dream
17. Busy Signal – What if
18. Masicka – They don’t know
19. Chronixx – Like
20. Chronic Law – Hillside
21. Koffee – Toast

GLI IMPERDIBILI

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